
Piano trio tra lirismo e ricerca.
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Nugara nasce nel 2021 dopo che Francesco Negri, Viden Spassov e Francesco Parsi ricevono le borse di studio annuali ai seminari di Nuoro Jazz come migliori studenti. Il progetto è stato estremamente attivo fin da allora, con due pubblicazioni discografiche per l'etichetta GleAm Records, numerosi premi vinti e riconoscimenti, con oltre 80 concerti in 10 diversi Paesi.
Il loro primo album, “Point Of Convergency”, pubblicato da GleAm Records nel 2023 con la partecipazione dell'acclamata violinista Anais Drago, ha ricevuto molte recensioni positive da riviste e critici del settore, mettendo il trio in risalto come una delle formazioni più attive e interessanti della scena jazz italiana.
Il loro ultimo lavoro, “The Last Question”, è l'espressione della loro nuova ricerca musicale: una serie di composizioni collettive ben costruite, ispirate ai racconti di fantascienza di Isaac Asimov e a paesaggi spaziali. Un viaggio nel jazz moderno con un forte approccio melodico, dentro composizioni profonde, complesse ma fluide, capaci di catturare l'attenzione del pubblico in ogni momento.
Il disco vede la partecipazione del grande Giovanni Falzone alla tromba. Dal 2026, il trio si stabilizza nella formazione attuale con Simone Locarni al piano.
Simone Locarni è una delle grandi promesse del nuovo jazz europeo. Di recente vincitore del Premio Bettinardi 2024 come Miglior Solista Italiano e del prestigioso European Young Artist's Award di Burghausen (DE), il giovane pianista piemontese è attivo sulla scena europea da diversi anni sia al fianco di musicisti di assoluto valore (Richard Galliano, Klaus Gesing, Asaf Sirkis e Javier Girotto per citarne alcuni) che come solista.

Viden Spassov è un contrabbassista italiano di origine bulgara, vincitore del Premio “Luca Flores” 2023 e del Premio “Buscaglione” 2025. Musicista poliedrico ed eclettico, ha trovato nell’improvvisazione e nella contaminazione il proprio linguaggio, muovendosi tra jazz, classica, avanguardia, rock e world music. Ha all’attivo diversi progetti come leader e collaboratore, con concerti in Europa e nel mondo, tra cui tournée in Cina, India, Norvegia, Georgia, Europa. In Europa ha suonato in alcuni dei maggiori festival jazz europei tra cui Canal Street Festival in Norvegia, Torino Jazz Festival, Bergamo Jazz Festival, Sunset Sunside di Parigi, Casa del Jazz a Roma e in molti Istituti Italiani di Cultura tra cui Madrid, Santiago del Chile, Bratislava, Tirana.

Francesco V. Parsi, batterista italiano residente nei Paesi Bassi, laureato al Conservatorio dell'Aia e con un master al Conservatorium van Amsterdam, lavora da anni ad alti livelli nell'ambito del jazz e della musica contemporanea. Fa parte di diversi progetti con cui si esibisce frequentemente a livello nazionale e internazionale. È vincitore di diversi concorsi come il Grachten Festival di Amsterdam, il Concorso dei Conservatori Italiani 2023 e ha suonato in alcuni dei maggiori palcoscenici e festival europei tra cui il Concertgebouw di Amsterdam, la Casa del Jazz, il Nuoro Jazz Festival e tanti altri.

Due album, un unico filo conduttore: jazz moderno, melodico e in continua ricerca.
La nostra musica ha ricevuto recensioni entusiaste da testate italiane e internazionali.
“Atmosfere estremamente ben connesse con eleganza, gusto e che riescono a mettere in bella evidenza le personalità e la conoscenza dei molteplici linguaggi musicali di Francesco Negri, di Viden Spassov e di Francesco V. Parsi. Questo è già un Trio con la T maiuscola e con ancora ampissimi margini di crescita. Bravi!” Dado MoroniPianista
“Dai seminari di Nuoro Jazz 2021 è scaturita questa magnifica creatura sonora che mette assieme tre giovani talenti di cui sentiremo parlare… Aggiungete il tocco argentino e imprevedibile del violino di Anaïs Drago, e avrete un «punto di convergenza» che mette in conto suggestioni latine, balcaniche, nordiche, indie rock, nuova musica acustica, e tanta, tanta storia del jazz, senza sterili calligrafismi né soggezione.” Guido FestineseIl Manifesto
“«The Last Question» è molto più di un classico album di piano trio. È una meditazione musicale su tempo, spazio ed esistenza umana — un'opera che invita tanto all'ascolto quanto alla riflessione.” Jacek Brunjazz-fun.de (🇩🇪Germania)
Romantic themes that lead to mysterious improvisation, and post-bop melodies that develop in all directions… the guest violinist Anaïs Drago closes the album beautifully.
Kazune HayataJazz Life Magazine (🇯🇵Giappone)«String Theory» è un brano splendente, impreziosito dall'assolo a tromba aperta di Falzone, pieno di growl e glissati… Sulla base di «The Last Question», questo gruppo lascia intendere di avere molto da offrire alla scena jazz europea.
Peter GambleJazz Journal (🇬🇧Regno Unito)Basato sull'anticipazione scientifica, l'universo immaginario di Isaac Asimov fa oggi eco allo sviluppo dell'IA e alle sue derive, il che non manca di ispirare i musicisti dei Nugara. Tappa importante, «The Last Question» contribuisce ad affermare l'identità di questo gruppo emergente.
Citizen Jazz (🇫🇷Francia)Point of Convergency è preziosa conservazione e sguardo al futuro, separazione e rinascita… in questi tempi ahimè vicini alla barbarie, appare felicemente inusuale.
Fabrizio CiccarelliRoma in JazzPoint of Convergency é caratterizzato da una raffinata eleganza, tipica di molto jazz italiano ispirato a visioni mediterranee… solarità e serenità caratterizzano le composizioni.
Vittorio FormentiMescalina Magazine«Point Of Convergency» fissa le regole d'ingaggio di un lavoro paritetico che travalica il virtuosismo pianistico di maniera, sedando ogni tentativo di scontata classificazione del rapporto a tre.
Francesco Cataldo VerrinaDoppioJazz MagazineCome i vertici di un triangolo che convergono in un unico punto centrale, i tre musicisti evocano nelle loro composizioni molteplici linguaggi, restituendoci una visione allargata del piano trio.
Jazzit MagazineUn impianto sonoro di forte impatto melodico, con quella connotazione di modernità e freschezza che si colloca di diritto nell'emisfero del Modern Jazz.
Mauro ZappaterraJazz & JazzUn disco che mette in mostra qualità tecniche e compositive già importanti, legate a una certa urgenza di autenticità.
Piergiuseppe LippolisMusicMapIl «punto di convergenza» del titolo è da ritrovarsi, qui, in un piacevole paradosso zen: l'equilibrio funambolico di estetiche diverse tutte affrontate alla pari. Aspettatevi echi di Keith Jarrett, riferimenti ai tempi dispari balcanici e profumi caraibici… questa generazione ha davvero ascoltato di tutto. E tutto restituisce, con grazia ardita.
Guido FestineseAUDIOReviewIl trio suona in modo strettamente interconnesso, dal balladico al frenetico. Un grande valore aggiunto è il trombettista ospite Giovanni Falzone, che impreziosisce quattro brani con il suo suono versatile: dalle linee melodiche pulite ai growl, il suo ampio spettro si inserisce con precisione sia nei momenti introspettivi che in quelli più veloci.
Good Times Magazin (🇩🇪Germania)Anche oggi, senza un trio, non si può fare a meno. I Nugara affrontano nei 9 brani di «The Last Question» interrogativi sulla fragilità del nostro pianeta e sull'inarrestabile avanzata dell'intelligenza artificiale — sonorità che guardano a modelli come Evans e Jarrett, ma con un'espressione molto personale.
Ohrenschmauch (🇩🇪Germania)Un jazz con echi folk e progressive: raffinato debutto del Nugara Trio.
La Gazzetta di ParmaL'album si sviluppa come un vero viaggio interstellare, uno sguardo sonoro sulle domande esistenziali che da sempre accompagnano l'uomo. Il trio dimostra un'eleganza formale che sfiora la musica classica nella costruzione architettonica dei brani, senza rinunciare all'improvvisazione jazz.
Andrea RossiMusicMapBell'equilibrio tra intelletto e spirito, riflessione e istinto, collegialità e individualità. Ci si può far coinvolgere o restare in sereno distacco contemplativo: in entrambi i casi non si potrà essere indifferenti.
Vittorio FormentiMescalina Magazine«The Last Question» è un album del mattino — come direbbe Andy Partridge — di quelli che non chiedono attenzione immediata ma si insinuano lentamente, via via che la giornata prende forma. Non è un jazz meramente illustrativo, né un esercizio intellettuale fine a se stesso, ma un viaggio che conduce, a tratti, a un autentico momento estatico.
Riccardo TalamazziOff Topic MagazineNove brani che traggono ispirazione e contesto da spunti insuperati della fantascienza letteraria di stampo umanistico… con il pianoforte intenso di Francesco Negri, il basso perfetto di Viden Spassov, la batteria ubiqua ma mai invadente di Francesco Parsi. Ne sentiremo parlare a lungo di questo trio, che ogni volta sembra spostare l'asticella della qualità più in alto.
Il ManifestoPrendete il trio di Esbjörn Svensson (buonanima) e il miglior prog anni Settanta, shakerate; il risultato vi darà un'idea di questi Nugara, un acquisto importante — e potenzialmente di appeal internazionale — per il catalogo dell'etichetta.
Fabrizio VersientiCorriere del MezzogiornoIspirato alla fantascienza asimoviana e alla bizzarra geometria flatlandiana di Edwin A. Abbott, «The Last Question» traspone in ambiziose e stimolanti pagine di jazz contemporaneo pensieri, riflessioni, fantasie e — magari! — positivi auspici per un futuro già in vorticoso divenire.
Elio BussolinoRockerillaL'esplorazione, animata da un lirismo controllato e da una tensione costante verso punti di fuga disegnati con cura chirurgica, giunge ai limiti estremi della tonalità, conservando sempre un carattere cinematico e una visione grandangolare.
Alessandro HellmannMusicalNews.com«The Last Question» conferma che i Nugara sono un gruppo ben strutturato, con un interplay che funziona e che non sopprime le individualità… la musica è la navicella che guida l'ascoltatore tra i dubbi e le certezze raccontate dai Nugara.
Flavio CapreraJazz ConventionFoto di anteprima — sostituiscile con le foto stampa definitive in alta risoluzione quando disponibili.
Foto di Roberto Cifarelli
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